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Come diventare CTO: percorso e mansioni

Come diventare CTO
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Un CTO si occupa principalmente della direzione dell’aspetto tecnico aziendale, coordinandone le risorse a lui allocate. In parole povere, la figura dello Chief Technical Officer può essere definita come il “project manager dell’IT”, ovvero il punto di riferimento di un team di sviluppatori, che in alcune situazioni possono operare anche in smart working. Un CTO ricopre all’interno di un’azienda la posizione di manager di 1° livello, e le responsabilità principali sono quelle del monitoraggio, al fine di valutare e suggerire quali sono le tecnologie da adottare. Tutto questo facendo riferimento al consiglio direttivo e al relativo amministratore. In questo articolo vedremo insieme come diventare CTO, quali sono le sue mansioni, il percorso formativo e quali sono le retribuzioni sono previste.

Diventare un CTO: un ruolo realmente strategico

Nel mercato odierno, le aziende che devono gestire lo sviluppo digitale, tecnico e informatico, sono sempre più numerose. Proprio per questo motivo, tali aziende fanno sempre più ricorso ad una figura specialistica come quella del CTO, in grado di abbinare delle “comuni” doti da manager a delle conoscenze tecniche di alto livello. D’altronde, che la tecnologia sia il driver principale di crescita di moltissime aziende, a prescindere dal loro settore di appartenenza, è un dato di fatto.

L’innovazione non è più solo appannaggio del futuro, ma parte integrante del nostro presente. Ad oggi, se una realtà aziendale intende davvero evolversi, ha l’urgente necessità di avere un capitale umano, ma anche tecnologico, che sia realmente di primo livello, e che possa gestire e implementare quotidianamente. Proprio per questi motivi, anche in Italia negli ultimi anni è andata delineandosi sempre più la figura del CTO, una persona altamente specializzata in grado di seguire quelle che sono le dinamiche dello sviluppo tecnico, digitale e informatico dell’azienda.

Chiaramente le necessità tecnologiche della specifica azienda, possono variare moltissimo da settore a settore, ma il ruolo del CTO rimane sempre e comunque quello di un supervisore che non dovrà mai entrare nel merito dell’operatività. Questo perché la figura ha tra gli obiettivi primari quello di garantire una visione panoramica e globale dei processi tecnologici nella loro totalità. Il CTO propone investimenti, valuta partnership ed eventuali fusioni, progetti di modernizzazione, coordina il personale di ogni reparto per le sfere a lui competenti, anche in un’ottica di lavoro agile, e organizza corsi di formazione su misura, convegni specialistici e fiere.

Chief Technology Officer: responsabilità

La finalità primaria del Chief Technology Officer è quella di aumentare la competitività aziendale nel mercato a cui la realtà fa riferimento. Questo fondamentale obiettivo, viene raggiunto attraverso una serie di step intermedi. Il CTO dovrà quindi:

  • Monitorare le nuove tecnologie, al fine di valutarne l’applicazione all’interno della propria azienda.
  • Valutare il potenziale di altre società, così da valutarne collaborazioni, fusioni, o eventuali acquisizioni.
  • Promuovere il livello tecnologico della propria azienda partecipando a convegni o conferenze.
  • Supervisionare i progetti di ricerca, al fine di assicurarsi che questi portino un reale valore aggiunto alla propria azienda.

Volendo riassumere le responsabilità del Chief Technology Officer, potremmo dire che questa figura analizza e valuta quali sono le reali possibilità offerte dalla tecnologia, tramutandole in decisioni strategiche per la propria realtà aziendale. Tutto questo dovrà essere messo in atto collaborando con i responsabili del laboratorio scientifico e del settore “Ricerca e Sviluppo”.

CTO: percorso formativo

Innanzitutto un CTO non ha unicamente competenze tecniche. Chiaramente il suo operato dipende moltissimo dal contesto aziendale all’interno del quale opera, ma deve essere considerato come un esperto del prodotto per cui ne dirige la parte degli impianti tecnologici, ma anche come un conoscitore della nicchia di mercato entro la quale quel determinato prodotto o servizio si posiziona.

Di frequente, e anche in questo caso a seconda della tipologia di realtà aziendale, coloro che raggiungono una posizione del genere in carriera, sono laureati e hanno portato a termine un percorso accademico in discipline scientifiche della durata di 4/5 anni. Tra le principali troviamo sicuramente informatica, ingegneria e matematica, senza tralasciare alcune eccezioni che prendono in considerazione facoltà principalmente umanistiche.

In seconda battuta un CTO ha, per ovvie ragioni, competenze in ambito web/sviluppo, su entrambi i fronti, back-end e front-end. Ad ogni modo, per diventare una figura di questo tipo, ci deve essere alla base la capacità di produrre codice di qualità, ma anche una visione manageriale e d’impresa sul medio e lungo termine. Il secondo fattore tra l’altro, è comune a chiunque possa ricoprire ruoli rilevanti all’interno di un’azienda.

Chief Technical Officer: come diventarlo?

Al di là di quello che è il percorso formativo, chiaramente per diventare CTO contano moltissimo gli anni di esperienza, nonché anche la quantità di progetti e di codice realizzati, e la complessità delle situazioni gestite. Questo perché un conto è essere il CTO di una start up di piccole dimensioni, un altro è farlo per un’azienda già ben strutturata. Sono situazioni molto differenti.

Nel primo caso infatti, è necessaria la conoscenza di quello che è il codice del prodotto, mentre nel secondo, in assenza di una visione globale del settore all’interno del quale si opera, non è possibile accedere alla posizione di CTO. In altre parole, per una carriera di successo, servono esperienza e visione. Sicuramente contatti e network giusti possono aiutare moltissimo, come in ogni campo.

Chief Technical Officer: quanto guadagna?

Tra le numerose professioni digitali, quella del Chief Technical Officer, è sicuramente tra le più importanti del mercato del lavoro. Parliamo di una posizione per cui le offerte sono superiori alla disponibilità reale di professionisti. Proprio per questo motivo, per i CTO più bravi, le reali aspettative di carriera sono davvero molto elevate, anche perché chiaramente stiamo parlando di una figura che si fa carico di un gran numero di responsabilità. Per comprenderne meglio l’importanza, basti pensare che in alcune start up particolarmente innovative, il CTO spesso corrisponde anche ad uno dei fondatori.

Definire l’ammontare preciso della retribuzione di un Chief Technical Officer, non è di fatto possibile, perché le variabili in gioco sono moltissime, partendo dalle dimensioni della realtà aziendale, fino al grado effettivo di esperienza del CTO. Mediamente però, possiamo affermare che il compenso per questa figura, solitamente parte dai 50.000 euro lordi annui, ma in alcuni casi può tranquillamente oltrepassare anche di molto i 100.000 euro lordi annui. È opportuno precisare che quelle citate, sono le retribuzioni medie del mercato del lavoro italiano, ma che queste in alcune realtà estere, sono decisamente più alte.

Chief Technical Officer: perché diventarlo e perché farci riferimento

Diventare uno Chief Technical Officer può essere un traguardo davvero molto importante nella vita di una persona. I motivi sono presto detti. In prima battuta, perché come abbiamo potuto vedere, questa professione può portare a retribuzioni anche piuttosto importanti, in grado di garantire un buon tenore di vita. Ma non è solamente l’aspetto economico a dover determinare questa scelta, perché parliamo di un lavoro che può offrire davvero molte soddisfazioni, sia sotto il profilo professionale che personale. Nei casi dei CTO più bravi infatti, queste figure diventano un vero e proprio punto di riferimento per le aziende.

Perché un’azienda dovrebbe ricorrere alla figura dello Chief Technical Officer? Perché come spiegato, il ruolo della tecnologia nei business moderni, è sempre più predominante. Inoltre, tale tecnologia negli ultimi anni, si sta evolvendo con una velocità mai vista prima, quindi tutti questi cambiamenti devono essere correttamente interpretati, con la finalità di renderli utili all’azienda. In altre parole, questo professionista può realmente aumentare le performance sul mercato, portando tale azienda ad una posizione di rilievo.